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Bancarelle: Alemanno senza vergogna

Da Repubblica del 30 Gennaio 2010 di GIOVANNA VITALE

Tredicine, ordinanza "ad personam"

Salvata prima del giudizio d'appello la bancarella di famiglia in centro

ORDINANZA "ad personam": è questa la sostanza del provvediemento firmato il 5 novembre dal sindaco Alemanno: scritto per difendere gli affari di famiglia di un solo consigliere comunale, il vicecapogruppo pdl Giordano Tredicine. Così si è riusciti a interrompere, e a vanificare per sempre, il giudizio d'appello che rischiava di danneggiare gli interessi del suo pupillo. Per capire bene di che si tratta occorre fare un passo indietro.

Era il 17 dicembre 2007 quando, con l'ordinanza 275, l'allora sindaco Veltroni soppresse undici banconi e furgoni-bar disposti in altrettanti angoli del centro storico: una bella botta per il portafogli degli ambulanti. Erano stati carabinieri e vigili del fuoco a chiederglielo, per motivi di sicurezza: tutte quelle «postazioni di commercio su aree pubbliche» ostruivano infatti il passaggio dei mezzi di soccorso. Fra gli 11 "spacci" cancellati, anche quello di bibite e sorbetti all'incrocio tra via della Croce e via del Corso, intestato a Iolanda Franceschelli, madre del consigliere Tredicine, capostipite della nota famiglia di bancarellari romani.

La quale prima chiede la sospensiva al Tar e perde; quindi propone appello al Consiglio di Stato. Ed è qui che arriva la manina amica. Il 5 novembre 2009, esattamente cinque giorni prima dell'udienza a Palazzo Spada, Alemanno firma l'ordinanza sindacale 228 e dispone «la ricollocazione temporanea della postazione soppressa» da Veltroni «nel sito originario», spiegando che comunque la superficie di vendita era stata ridimensionata.

Risultato? Il Consiglio di Stato non può far altro che dichiarare «cessata la materia del contendere». Causa chiusa. La signora Tredicine ha vinto, lo sfidante cioè il Comune di Roma si è arreso.

Grida allo «scandalo» il consigliere Pd Athos De Luca, che ha subito presentato un'interrogazione urgente al sindaco. «Un atto gravissimo», tuona, «sia perché l'ordinanza è stata emessa pochi giorni prima che il Consiglio di Stato respingesse il ricorso, come già avvenuto in casi analoghi, sia perché riguarda solo uno degli undici soggetti spostati per motivi di sicurezza».

Oltre al danno la beffa: «Per di più lo spazio recuperato per il passaggio dei mezzi di soccorso è di appena 37 centimetri», scandisce De Luca, «e meno male che la sicurezza era il pallino di questo sindaco che invece, pur di favorire interessi particolari, se ne infischia».

Lo stesso sospetto sollevato dalle associazioni di residenti Campo Marzioe Tridente: «È un insulto alla legalità. Da novembre scriviamo al Campidoglio senza avere risposta, perciò ora abbiamo chiesto ai pompieri di verificare l'effettivo passaggio dei mezzi di soccorso. Non vorremmo che si sia voluto fare un favore a qualcuno».

30.01.2010. 20:50

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