New York va pazza per la bici retrò
Da "La Repubblica" del 26 Aprile 2009
Pedalare, le tendenze
Figlia della crisi, ecologicamente corretta, con un risparmio energetico del cento per cento, a un prezzo accessibile: la moda dell´"olandese" furoreggia nelle metropoli americane. E in Italia? Forse riusciremo a imitarla: l´offerta di modelli è ricca e altamente competitiva Ma nelle città l´automobile la fa ancora troppo da padrona
di EUGENIO CAPODACQUA
Manubrio alto e squadrato, sella ampia e molleggiata, carter copricatena, freni rigorosamente a bacchetta, parafanghi, portapacchi, colore scuro e satinato: ecco la moda che sta conquistando l´America. Questa volta non si tratta del solito mega-suv superaccessoriato, bensì della vecchia, cara bicicletta.
La nuova frontiera è la bici old fashion, che nega la tecnologia più moderna al carbonio ed è la copia conforme della vecchia "spicciola" dei guardiani notturni. E che ha il corrispondente femminile nella celebre "olandesina", cavallo di battaglia da decenni della Royal Dutch Gazelle, la più famosa fabbrica olandese: 350mila bici l´anno e un fatturato di oltre dodici milioni di euro.
In America è già boom: frutto della crisi, ma anche di una moda retrò che affascina a conquista. Recarsi in ufficio, giacca e cravatta, dondolando lentamente sui pedali, fa chic, ha il sapore di un tuffo nel passato e proietta immediatamente in un´altra dimensione tempo-spazio, fuori dallo stress di tutti i giorni. Oltre che consentire evidenti risparmi energetici. Fra gli atout del successo, il prezzo accessibile: tra i mille e i duemila dollari.
L´analogo in Italia, ovvero la mitica Imperiale della Dei (Atala), costa milletrecento euro. Il prodotto c´è già, la moda forse arriverà presto.
Ma i contorni di una città a dimensione di due ruote a pedali sono ancora molto sfumati. C´è il tentativo di aprire un discorso, addirittura a livello mondiale. Google censisce circa centoquaranta città, dalla Cina all´America, che sperimentano con successo il "bike sharing", cioè la possibilità di noleggiare bici nel centro cittadino spostandosi da un punto all´altro.
Una quindicina sono italiane, concentrate in Piemonte: Alba, Borgomanero, Cuneo, Bra, Fossano, Pinerolo, Settimo Torinese, Novara; ma ci sono anche Milano, Bari, Genova...
Roma ha varato, non senza contraddizioni, diciannove punti di "sharing" con duecento mezzi a disposizione. Ma nel caotico traffico cittadino non se ne è accorto quasi nessuno.
La moda Usa potrebbe fungere da traino. Però l´obbiettivo Olanda, con i suoi 22mila km di piste ciclabili e perfino il taxi-bici pubblico, è tuttora una chimera.
La città ciclistica è un obbiettivo lontano. L´uomo a pedali dà fastidio a quello nevrotizzato a motore, lo impaccia, gli fa perdere tempo. Per questo forse la bici resta un apprezzato attrezzo sportivo ma non diventa un mezzo vero e proprio di trasporto da tutti i giorni. Anche per questo la mobilità in bici nelle grandi città sfiora appena il sette per cento.
E allora, il successo Usa? Da tempo nelle grandi città d´America le bici sono più veloci delle macchine incatramate nel traffico cittadino, tant´è che le agenzie di consegna a due ruote sono proliferate negli ultimi lustri. Ma alla base c´è altro: ci sono le strade dedicate al pedale. A New York sono centosettanta le miglia di piste ciclabili: duecentosettanta chilometri riservati. A Roma ce ne sono miseri quarantacinque, percorsi scassatissimi, poco praticabili, tracciati in periferia: oasi isolate, da tempo libero, non vie di comunicazione (ciclistiche) che scorrono come vene nel centro della città.
26.04.2009. 23:38
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