Servizio Giardini: la situazione
Claudio Marincola per Il Messaggero
Un giardiniere ogni dieci ettari di verde pubblico. Un parco auto da rottamare, 346 veicoli che hanno in media vent’anni e producono - proprio loro, i mezzi dell’assessorato all’Ambiente - «un alto grado di inquinamento atmosferico». Otto cestelli elevatori per potare gli alberi del comune più verde d’Europa e 22 (leggasi ventidue) vecchie autobotti per innaffiare 37 mila ettari. Che sarebbero poche, pochissime, ma non sono neanche disponibili visto che proprio d’estate, quando più ce ne sarebbe bisogno, la Protezione civile queste autobotti le vuole a disposizione per spegnere gli incendi.
Così sta messo l’Ufficio giardini. Cioè male. Malissimo. Un’armata Brancaleone allo sbando. Un esercito decimato e pieno d’acciacchi al posto di quello che un tempo eraa considerato un fiore all’occhiello. Oggi al posto del fiore restano le erbacce che stanno per infestare anche la storica sede della Scuola di giardinaggio a Porta San Sebastiano.
È un quadro appassito, di inesorabile decadenza quello dipinto ieri dai funzionari del X Dipartimento ascoltati per fare il punto della situazione dalla Commissione politiche ambientali e agricole. Dei 1300 dipendenti in organico nel 1995 ne sono rimasti 700. Ma di questi solo 400 sono operativi, ovvero abili e qualificati per innaffiare un’aiuola o tagliare un ramo. Gli altri o non sono idonei o svolgono comunque funzioni che non hanno nulla a che vedere con le arti floreali.
Diminuiscono gli addetti e, tanto per non farci mancare l’ennessima incongruenza, aumenta il verde. Le due cose, ovviamente, vanno di pari passo. Dai 3373 ettari del 2001 siamo arrivati ai circa 37 milioni di metri quadri del 2007.
Ogni anno Roma può contare su 50 ettari di verde pubblico in più. Che vorrebbe dire ossigeno, aria, vento, terra, alberi, foglie, fiori, panchine, giochi. Si calcola però che circa un terzo, 8 milioni di metri quadri di verde, sono scoperti. Nessuno in grado di accudirlo, zero risorse per attrezzarlo.
Esempio pratico. Un parigino per la cura del verde paga ogni anno 58 euro. Noi ne paghiamo 15. Parigi può contare su un giardiniere ogni ettaro, noi uno ogni 10. Dove noi riusciamo a stento a far crescere un albero e a proteggerlo dai vandali, gli altri fanno fiorire un boquet. Persino il pino - hanno spiegato i funzionari nell’audizione di ieri - rischia di non essere più l’albero-icona di Roma. Resterà ma solo nelle zone monumentali, perché «le radici che spuntano dall’asfalto fanno cadere i motociclisti».
Ed ecco che si tagliano le radici. L’albero perde staticità. E pazienza se un giorno si abbatterà al suolo per far posto a quercie, tigli, gelsi, olmi, frassini, alberi amici delle due ruote.
Athos De Luca, vice presidente della Commissione ambiente, ha un nome da moschettiere. Ma sopratuttto sembra aver preso molto a cuore la questione. Nel preannunciare una mozione da presentare nell’Aulia Giulio Cesare, spiega: «Noi del partito democratico ne faremo una battaglia. Per Roma il connubio tra verde, paesaggio e beni architettonici è tutto. Ci batteremo - continua Athos De Luca - perché nel nuovo bilancio vi siano risorse adeguate».
Oggi la manutenzione del verde è per il 65% affidata al comune, per il 18% alle cooperative, 10% alla multiservizi e 5% concessioni gratuite. L’idea è allargare questa fascia proponendo ad enti ed associazioni una sorta di autogestione. L’importante è non ispirarsi al vecchio progetto dei Punti verdi.Sulla carta tutto bellissmo: giardini, piscine, palestre, centri benessere, aree per animali. Ne furono presentati 75. Dodici anni dopo quelli realizzati sono soltanto 14.
11.09.2008. 14:00
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Campi Obbligatori
Matteo on 15.09.2008. 22:38
C'è qualcosa che non mi quadra...se a Parigi pagano 58 euro ed hanno un giardiniere per ogni ettaro, e a Roma paghiamo 15 euro ed abbiamo un giardiniere ogni 10 ettari...o paghiamo troppo i nostri giardinieri, o loro li pagano troppo poco...non ti pare ?